A parità di potenza installata, nello stesso giorno e con condizioni di irraggiamento molto simili, un impianto fotovoltaico tradizionale montato inclinato produceva circa 1 kW a mezzogiorno.
Un altro impianto, invece, con pannelli bifacciali montati in verticale, raggiungeva un picco di 15,8 kW nello stesso momento.
Qui non si parla più di “qualche punto percentuale in più di efficienza”, ma di una differenza enorme nel comportamento dell’impianto.
Questo spiega bene perché, nelle zone dove la neve è frequente, il montaggio verticale possa avere dei vantaggi reali:
la neve non si accumula sui moduli e entrambi i lati del pannello riescono a sfruttare la luce riflessa dal terreno. In queste condizioni, le caratteristiche dei pannelli bifacciali vengono davvero sfruttate.
Dal punto di vista dei dati ha senso: la neve fresca può avere una riflettanza del 70–90%.
Quando un modulo ha una bifaccialità superiore all’85%, il lato posteriore non è più solo un “extra”, ma diventa in certi momenti una fonte di energia stabile e significativa.
In passato avevo già letto un articolo che confrontava il montaggio orizzontale vs verticale dei pannelli fotovoltaici e mi incuriosiva capire come cambiasse la potenza prodotta. Non mi aspettavo però che, in un ambiente innevato e ad alta riflessione, la differenza di rendimento fosse così marcata.
Qualcuno di voi ha esperienze dirette con pannelli bifacciali in condizioni simili?
Dopo aver visto questi esempi, credo che dovrò davvero spostare i miei piccoli pannelli a seconda della stagione