Impatto ambientale per l'uso di intelligenza artificiale

Esperienze, domande e idee sull’uso dell’AI nella pratica progettuale

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marcoaroma
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Impatto ambientale per l'uso di intelligenza artificiale

Messaggio da marcoaroma »

"Entro il 2030, i data center che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno tanta acqua quanta ne necessita l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, cioè oltre 1,3 miliardi di persone."
È il quadro tracciato dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (Unu-Inweh).

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giotisi
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Re: Impatto ambientale per l'uso di intelligenza artificiale

Messaggio da giotisi »

Si, non è che se la bevano.... la usano per raffreddamento.
boba74
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Re: Impatto ambientale per l'uso di intelligenza artificiale

Messaggio da boba74 »

La cosa che non mi torna di queste notizie è: se la IA consuma sempre più risorse ed energia, alla fine avrà un costo talmente alto che potrebbe costare meno tornare a utilizzare personale umano (almeno per certi impieghi), ossia il contrario di quello che si voleva ottenere, perciò qualcosa non mi quadra.... :roll:
Ronin
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Re: Impatto ambientale per l'uso di intelligenza artificiale

Messaggio da Ronin »

marcoaroma ha scritto: lun giu 08, 2026 23:52 Entro il 2030
parole in libertà.
non perchè non ci sia un potenziale rischio, ma perchè 'sta cosa si evolve a una rapidità che dire oggi quel che succederà nel 2030 è molto più a rischio castroneria di dire nel 1999 cosa sarebbe successo a internet.
è vero che si sta investendo tantissimo in data-center, e che entro certi limiti il data-center è come la centrale nucleare (ovvero una cosa che preleva l'acqua da un fiume, la riscalda fino al limite ammesso dalle leggi, e magari anche un po' di più, e poi la ributta dentro creando tutta una serie di danni all'ecosistema, oltre che impedendo gli usi irrigui, industriali, ecc.).

è anche vero che la strada è tracciata verso lo sviluppo sempre più centrale dell'AI on premise, cioè eseguita in locale (almeno in UE: tra GDPR e AI Act, i modelli ospitati su server esterni allo spazio virutale UE sono praticamente inutilizzabili con file che contengono dati dei clienti/utenti; ma anche in usa con la normativa DPIAA, o come si scrive, i dati critici vanno verso la stessa soluzione), e che lo sviluppo dell'hardware corre forse perfino più svelto di quello software: non voglio fare pubblicità alla solita società (quella del jackie chan col gilet di pelle, tipo matteo renzi), ma quello che un anno fa metteva in un armadio rack alto 2 metri oggi te lo mette in un pc slim factor, e a ottobre te lo metterà dentro un notebook ultrasottile.

perciò sì, è vero che l'AI consuma sempre più energia, ma perchè l'uso sta esplodendo letteralmente, c'è un'espansione a macchia d'olio degli impieghi (che non sono "il chatbot", ma il coworking, il RAG nelle sue varie evoluzioni, e soprattutto l'automazione agentica: i modelli di frontiera cosiddetti, cioè claude e soci, hanno ancora importanti vantaggi rispetto alle soluzioni open-source, che però hanno fatto passi da gigante in termini di efficacia dei risultati, raggiungendo in quasi tutte le applicazioni un livello quantomeno accettabile, per lo meno rispetto all'alternativa di continuare ad affidare queste mansioni ad operatori umani).
presto un chip AI sarà dotazione hardware comune dei pc di fascia alta, e nel giro penso di un paio d'anni non ci sarà più distinzione, e i pc saranno le postazioni personali su cui far girare (più o meno velocemente) l'AI, così come oggi sono quelle che fanno girare (più o meno velocemente) i videogame.
se dovessi scegliere un impatto di questa tecnologia di cui essere preoccupati, sceglierei senz'altro il lavoro umano, ben prima che l'ambiente.
boba74 ha scritto: mar giu 09, 2026 12:39 La cosa che non mi torna di queste notizie è: se la IA consuma sempre più risorse ed energia, alla fine avrà un costo talmente alto che potrebbe costare meno tornare a utilizzare personale umano (almeno per certi impieghi), ossia il contrario di quello che si voleva ottenere, perciò qualcosa non mi quadra.... :roll:
sembra un po' il ragionamento della svalutazione competitiva: tagliamo i costi (cioè gli stipendi), così sceglieranno noi. solo che poi arrivano i cinesi e gli indiani che costano ancora meno. visto che si è parlato di acqua, credo che una metafora adeguata sia la marea montante. ne discutevo con alcuni programmatori: non è una semplice evoluzione "verticale" (cioè un altro strato del cosiddetto stack: in basso l'hardware, poi il linguaggio macchina, poi i compilatori, il bios, il sistema operativo, il web, le applicazioni, e "sopra" l'AI: questa è un'evoluzione che gli specialisti IT sono abituati a controllare): è una tecnologia che "allarga" la base, cioè le attività che la macchina diventa in grado di svolgere, e sommerge quelli che si trovano ai livelli più "bassi" (non dò un giudizio qualitativo sulle persone: però di fatto è così), in tutti o quasi tutti i settori della conoscenza.
per tenere la testa fuori occorre salire di livello.
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