Tema: impianto fotovoltaico, installato a mia insaputa dalla Ditta sulla copertura.
La Ditta è un'officina meccanica, senza lavorazioni soggette; la sola attività soggetta presente è la centrale termica per il riscaldamento ad aerotermi, <350 kW, realizzata con una caldaia murale da esterno installata all'esterno del vano tecnico (al cui interno ci sono scambiatori di calore, vasi d'espansione, pompe ecc), accessibile solo dall'esterno. SCIA già presentata un paio d'anni fa, procedura conclusa positivamente senza sopralluogo.
Il vano tecnico è in adiacenza al fabbricato, con una parete in comune, non classificata come resistenza al fuoco (il requisito era previsto solo per quella di installazione, classe 30).

Hanno installato l'impianto su tutta la copertura, e posizionato gli inverter all'interno (non ho idea di come sgancino, non ho ancora verificato), proprio in corrispondenza della caldaia (vedi disegno), quindi separati dal muro perimetrale (non classificato) e dai 50 cm di distanza tra apparecchio e parete.

A questo punto, si pone il tema: l'impianto FV va regolarizzato con una SCIA, e quindi deve rispettare le linee guida VVF?
La questione per me è molto meno chiara del previsto: le linee guida si applicano per gli impianti "a servizio di attività soggette"; "a servizio" significa "incorporato nell'attività soggetta secondo la definizione chiarita nel seguito"; "incorporato si intende un impianto i cui moduli ricadono [...] nel volume delimitato dalla superficie cilindrica verticale avente come generatrice la proiezione in pianta del fabbricato (inclusi aggetti e sporti di gronda", e c'è l'immagine a chiarimento (allego per comodità).

Immagino abbiate capito il punto: nella mia attività, l'impianto è da considerarsi "incorporato" (quindi rientra nella circolare e va fatta una SCIA) o no?
Considerazioni pro-no: l'apparecchio termico è esterno e conforme alla normativa, il legislatore ha ritenuto che i 50 cm di distanza fossero sufficienti (potrei avere anche finestre dopo quella distanza); l'impianto FV è sopra l'edificio, ma non sopra l'attività soggetta (e nella prima parte della definizione parla di "incorporato nell'attività soggetta"; non può esserci interferenza tra caldaia e FV per quel che riguarda ventilazione, raffreddamento/estinzione di eventuali incendi, smaltimento fumi e calore; la norma considera aggetti o gronde ma nell'immagine si intuisce che si riferisca ad aree accessibili dal fabbricato, mentre il mio locale ha accesso indipendente, dall'esterno, e non comunica col fabbricato.
Considerazioni pro-sì: caldaia e inverter distano meno di un metro, separati da strutture non classificate; l'impianto produce corrente utilizzata anche per l'alimentazione della caldaia; l'eventuale incendio di uno dei due, poiché la struttura non ha classe di resistenza al fuoco, potrebbe (anche se solo in teoria) coinvolgere l'altro; il vano tecnico, avendo una parete comune, non è indipendente e il crollo del fabbricato coinvolgerebbe anche lui (e quindi va considerato nel volume), e nella seconda parte della definizione non parla più di "incorporato nell'attività soggetta" ma precisa (chiarisce) che va vista "sul fabbricato" (quindi non solo dove c'è l'attività soggetta ma l'intero edificio); la norma considera anche aggetti o gronde, quindi sporgenze in genere, presumibilmente nell'ottica del "possono crollare col fabbricato", e così è anche il mio locale.
Quale delle due letture vi trova concordi?
Grazie per la pazienza e l'aiuto, come sempre.