Buongiorno a tutti,
occupando anche di formazione mi è sorto un caso in cui, una azienda, classificata a rischio alto, ha la necessità di formare i propri addetti antincendio attraverso una didattica di tipo FOR3. Alla fine di tale formazione, come ben sapete, è necessario recarsi al Comando V.F per effettuare gli esami di idoneità tecnica attraverso prove pratiche/teoriche. Fin qui nulla di strano.
Il problema nasce dal fatto che i discenti di tale azienda sono per lo più persone provenienti da paesi in via di sviluppo e per tanto non hanno una conoscenza della lingua italiana.
Il corso di formazione FOR3 è stato effettuato da un professionista antincendio mediante un interprete il quale attraverso imparzialità e giudizio ha tradotto ai discenti i contenuti del corso.
Anche per la parte pratica è stato utilizzato tale metodo.
Infine il quiz finale è stato fatto traducendo le domande e le relative risposte garantendo imparzialità e neutralità attraverso una dichiarazione firmata da parte dell'interprete.
Ora il Comando VF di competenza mi storce il naso in quanto non gli è mai capitata una situazione simile.
Qualcuno ha esperienza in merito o ha informazioni su qualche Comando più grosso magari organizzato meglio.
L'idea era quella di effettuare una sessione di idoneità tecnica dedicata utilizzando le stesse modalità che abbiamo fatto noi durante la formazione.
... lo so ho già informato l'azienda su poi come verrà effettuata la GSA, la chiamata ai soccorsi etc... se la vedranno loro come gestirla.
Grazie per il riscontro
Idoneità tecnica FOR 3 e lingua inglese
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Re: Idoneità tecnica FOR 3 e lingua inglese
Durante la Prima guerra mondiale, l'esercito belga era attraversato da una forte divisione linguistica. Molti soldati provenivano dalle Fiandre parlavano principalmente il fiammingo (oggi diremmo neerlandese), mentre gran parte degli ufficiali era francofona. Questo creava problemi concreti perché gli ordini venivano spesso impartiti soltanto in francese.
Secondo numerose testimonianze storiche, molti soldati fiamminghi comprendevano poco o nulla il francese e talvolta non capivano pienamente gli ordini ricevuti.
Con il tempo, la questione contribuì a importanti riforme linguistiche in Belgio. L'episodio viene spesso ricordato come esempio di quanto la comprensione della lingua sia essenziale in contesti dove la sicurezza dipende dalla corretta esecuzione degli ordini. In sostanza, il problema non era soltanto culturale: in guerra, non capire un comando poteva significare esporsi a gravi rischi o compromettere un'intera operazione.
È un parallelo che, con le dovute differenze, viene talvolta richiamato anche nei dibattiti sulla formazione alla sicurezza: un lavoratore che non comprende la lingua delle istruzioni può trovarsi in una situazione analoga sotto il profilo della sicurezza operativa.
Secondo numerose testimonianze storiche, molti soldati fiamminghi comprendevano poco o nulla il francese e talvolta non capivano pienamente gli ordini ricevuti.
Con il tempo, la questione contribuì a importanti riforme linguistiche in Belgio. L'episodio viene spesso ricordato come esempio di quanto la comprensione della lingua sia essenziale in contesti dove la sicurezza dipende dalla corretta esecuzione degli ordini. In sostanza, il problema non era soltanto culturale: in guerra, non capire un comando poteva significare esporsi a gravi rischi o compromettere un'intera operazione.
È un parallelo che, con le dovute differenze, viene talvolta richiamato anche nei dibattiti sulla formazione alla sicurezza: un lavoratore che non comprende la lingua delle istruzioni può trovarsi in una situazione analoga sotto il profilo della sicurezza operativa.
Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza [...]non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento.”
Henri Fréderic Amiel, 12 giugno 1871
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Re: Idoneità tecnica FOR 3 e lingua inglese
Concordo appieno sul parallelo, il fatto è, purtroppo, che per certi tipi di lavori manodopera italiana non esiste più.NoNickName ha scritto: gio ott 15, 2026 07:37 Durante la Prima guerra mondiale, l'esercito belga era attraversato da una forte divisione linguistica. Molti soldati provenivano dalle Fiandre parlavano principalmente il fiammingo (oggi diremmo neerlandese), mentre gran parte degli ufficiali era francofona. Questo creava problemi concreti perché gli ordini venivano spesso impartiti soltanto in francese.
Secondo numerose testimonianze storiche, molti soldati fiamminghi comprendevano poco o nulla il francese e talvolta non capivano pienamente gli ordini ricevuti.
Con il tempo, la questione contribuì a importanti riforme linguistiche in Belgio. L'episodio viene spesso ricordato come esempio di quanto la comprensione della lingua sia essenziale in contesti dove la sicurezza dipende dalla corretta esecuzione degli ordini. In sostanza, il problema non era soltanto culturale: in guerra, non capire un comando poteva significare esporsi a gravi rischi o compromettere un'intera operazione.
È un parallelo che, con le dovute differenze, viene talvolta richiamato anche nei dibattiti sulla formazione alla sicurezza: un lavoratore che non comprende la lingua delle istruzioni può trovarsi in una situazione analoga sotto il profilo della sicurezza operativa.
Oltretutto la normativa antincendio non si esprime chiaramente. Gli unici articoli di riferimento li possiamo trovare sull'accordo stato regione del 2025, che nulla centra con la formazione VF ma è l'unico riferimento trovato.
Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 (Rep. atti n. 59/CSR), Parte IV, punto 1.2, in materia di verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nei percorsi formativi.
La disposizione contempla espressamente, tra le modalità utilizzabili per assicurare un'adeguata comprensione dei contenuti da parte dei lavoratori stranieri, anche il ricorso a un mediatore interculturale o a un traduttore.
Tale possibilità è stata ulteriormente confermata dai chiarimenti istituzionali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso le FAQ pubblicate il 27 marzo 2026, con particolare riferimento ai quesiti n. 39 e 40.
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Re: Idoneità tecnica FOR 3 e lingua inglese
non esiste più alle proposte economiche attuali. Ma lasciamo cadere questo discorso.Sandeman ha scritto: gio ott 15, 2026 07:46 Concordo appieno sul parallelo, il fatto è, purtroppo, che per certi tipi di lavori manodopera italiana non esiste più.
Sì, ma solo per la sicurezza passiva (art.37 del dlgs 81/08) e cioè una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro per i lavoratori, non per gli addetti alla sicurezza o gli operatori che devono magari impartire comandi di evacuazione e non parlano l'italiano.Sandeman ha scritto: gio ott 15, 2026 07:46 La disposizione contempla espressamente, tra le modalità utilizzabili per assicurare un'adeguata comprensione dei contenuti da parte dei lavoratori stranieri, anche il ricorso a un mediatore interculturale o a un traduttore.
Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza [...]non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento.”
Henri Fréderic Amiel, 12 giugno 1871
Henri Fréderic Amiel, 12 giugno 1871
Re: Idoneità tecnica FOR 3 e lingua inglese
sono d'accordo.
il "mediatore interculturale o a un traduttore" non possono evidentemente essere contemplati per la gestione dell'emergenza.
ti conviene fargli fare un corso di italiano che gli servirà comunque.
sicuramente i VVF non scendono a "compromessi" per il rilascio di attestati di idoneità tecnica.
il "mediatore interculturale o a un traduttore" non possono evidentemente essere contemplati per la gestione dell'emergenza.
ti conviene fargli fare un corso di italiano che gli servirà comunque.
sicuramente i VVF non scendono a "compromessi" per il rilascio di attestati di idoneità tecnica.
Re: Idoneità tecnica FOR 3 e lingua inglese
questo mi pare il punto chiave, la formazione e la verifica della conoscenza teorica possono anche essere effettuate in lingue diverse tramite traduttori/mediatori, ma poi la prova di idoneità deve essere svolta utilizzando le dotazioni effettive che l'addetto si troverà sul campo, con la cartellonistica, le istruzioni e il piano di emergenza in lingua italiana.stfire ha scritto: gio ott 15, 2026 08:11 il "mediatore interculturale o a un traduttore" non possono evidentemente essere contemplati per la gestione dell'emergenza.
altrimenti i VVF si troverebbero nella situazione di rilasciare a X un attestato per un ruolo che X può svolgere solamente nelle aziende dove le istruzioni sono nella sua lingua (o in inglese, se conosce l'inglese): e se poi X cambia azienda e va a lavorare in una PMI dove questa multiculturalità non è considerata? mica si può rilasciare un attestato condizionato.